Un diario-cronaca dagli anni ’70.
La vita di Andrea, un giovane libertario napoletano che tentava di trasmettere “gli umori” di quel periodo turbolento e creativo.
Napoli, giugno 1973. Andrea ha 14 anni quando lascia la comitiva di coetanei e si immerge nel movimento libertario che sta trasformando la città. “Nuovi orizzonti si aprono. I cambiamenti appaiono possibili… Napoli pullula di organizzazioni ed associazioni politiche di vario genere.”
Il libro è scritto con una voce narrante dal timbro inconfondibile, ricalcata sul parlato ma senza manierismi. Frasi brevi. Tanti punti. Una ombreggiatura di slang dialettale. Ma anche la neolingua giovanile di quegli anni, che accoglie parolacce e gergo rivoluzionario. Il ritmo è rock-blues. Il tono partecipe, ma lucido.
Andrea attraversa gli anni più caldi della contestazione napoletana: i collettivi, le occupazioni, i centri sociali, le comuni. Incontra personaggi indimenticabili come “Franchetiello ‘o Barbone: tossico, alcolista, ex detenuto senza fissa dimora. La ciliegina che mancava sulla torta.”
La Napoli di quegli anni è gonfia di degrado e bellezza, diventa snodo vitale di creatività. La città offre un palcoscenico unico dove le classi sociali si fronteggiano e si accostano, dove tutto cambia in pochi giorni, in pochi mesi. Andrea vive queste trasformazioni con passione ma anche con vigile disincanto.
Il libro ferma in istantanee concrete quel periodo, ne riporta la furiosa energia — oggi sfocata nel vintage. Nonostante la dichiarata assenza di ambizioni letterarie dell’autore che si firma con il nickname Antonio Festival, Full Time Blues si legge d’un fiato. È già diventato un piccolo cult: con il solo passaparola, ha venduto mezzo migliaio di copie — un successo per una piccola casa editrice senza rete di distribuzione.
Un blues a tempo pieno. Come è l’esperienza di Andrea. Consigliato a chi vuole documentarsi su quegli anni e a chi, giovane o non più giovane, ha bisogno di una dose di quel “noi” che vibra nella voce del protagonista.
